Vittorio Gaveglia | biografia

Vittorio Gaveglia

PHOTOGRAPHER & GRAPHIC DESIGNER

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BIOGRAFIA

È nato nel 58esimo anno del novecento, a Formia, ridente cittadina nel golfo di Gaeta, dal clima mite e dal profumo di mare e di zagare. È nato in casa, come si nasceva una volta, gli svizzeri ancora non avevano donato quello che poi sarebbe diventato l’ospedale della città. Fino all’età di 4 anni il piccolo Vittorio non ricorda nulla, ma è con l’asilo che cominciano le prime visioni. Povera suor Domenica e suor Adalgisa! Tormentate per un giorno intero dal suo pianto, le quali, non avendo nessuna aspirazione alla santificazione o al martirio, lo cacciarono religiosamente dall’istituto.\r\nLe elementari passarono velocemente tra cambi continui di maestri, scorribande tra le traverse di via della Conca e il campetto della chiesa vicina, giocava al calcio dappertutto e poi correva, correva velocissimo, più di tutti gli altri, anche più grandi di lui. Essendo il maggiore dei tre figli di Titina e di Giuseppe le difficoltà che la scuola gli metteva di fronte doveva risolverle da solo, inutile contare sull'aiuto degli altri due fratelli. Un ricordo dolce però gli torna in mente ogni tanto, quando il papà tornava dal lavoro spesso faceva matematica con lui, a modo suo però, ma le espressioni gli riuscivano sempre tutte, e mamma poi, per aiutarlo a memorizzare i vocaboli inglesi alla fine qualcosa di inglese anche lei la sapeva. Non gli piaceva studiare, però dopo le medie si iscrive al liceo scientifico, 5 anni da pendolare con la vicina Gaeta, trascorsi tra studio, due campionati di pallavolo in serie D e l’immancabile partita di calcio domenicale. Negli anni del liceo capì che la scuola spesse volte era solo tempo perso, la cultura personale era altrove, uno sceglie quello che vuole sapere, non deve essergli imposto, comunque, dopo un cambio di materia agli esami finalmente fu considerato dalla immatura scuola, maturo.\r\nCol tempo si è accorto che la maturità arriva solo con la vecchiaia, così\r\nnell’incoscienza del non sapere bene cosa fare nella vita si è iscritto alla facoltà di biologia che ha frequentato con assiduità e profitto, ma a metà corso dopo molti ripensamenti lascia gli studi convinto che non avrebbe mai fatto ricerca così come si era proposto.\r\nAnni dopo, stessa cosa succede con la facoltà di Lettere Moderne a Napoli, dopo aver sostenuto 10 esami con ottimo profitto è convinto che la cultura personale deve essere un piacere che deve durare tutta la vita, senza traguardi, senza presunzione di insegnare qualcosa a qualcuno... tanto alla fine anche il genio muore ignorante.\r\nÈ la metà degli anni ’80, dopo un periodo di turbamenti sentimentali ed esistenziali, capisce che la sua strada è nel settore creativo, si trasferisce a Roma, si iscrive allo IED (Istituto Europeo di Design) ­ Dipartimento di Grafica e sotto la guida di Franco Zeri e di altre valenti personalità della comunicazione si diploma dopo due anni molto intensi, con un ottimo risultato.

In contemporanea alla frequentazione dello IED ha lavorato presso un’agenzia di pubblicità di uno dei prof. dell’Istituto, è stata una grande scuola quel periodo, soprattutto per il rapporto diretto con i clienti, in particolar modo con lo Stato Maggiore della Difesa e Clementoni.\r\nSiamo intorno agli anni ’90, un giro di boa importante questo, da ora parlerò in prima persona perché una sensazione interiore mi dice che da questi anni è finito quello che considero il mio passato.\r\nMio padre comincia a non star bene, gli viene diagnosticato un cancro allo stomaco, non è operabile. Dei due mesi di vita che gli vengono dati ne ruba altri cinque.\r\nÈ un periodo molto duro per me anche perché l’ho vissuto notte e giorno al suo fianco. Ho urgente bisogno di ripartire.\r\nGrazie alla dritta di un amico provo per una settimana in un’agenzia di pubblicità di Latina. Sono assunto subito.\r\nIn quell'agenzia lavoro su ogni tipologia di\r\ncomunicazione, con grandi soddisfazioni personali e senza mai un elogio da parte della direzione. Purtroppo le cose si sanno sempre per vie traverse.\r\nAffianco a questa mia professione quella di fotografo, una parte importante della mia vita, nata tantissimi anni fa per fotografare quello che mi piaceva. Poi lo studio della tecnica, le mostre, i grandi viaggi, mi hanno fatto capire che i luoghi, le cose, le persone, rimangono impressi negli occhi, nel cuore, nella testa, così la fotografia si è evoluta diventando espressione, un modo di parlare, di denunciare, di spiegare, ma anche di stare zitti e ascoltare.\r\nIl corredo fotografico è cresciuto di molto con gli anni, così posso affiancare ai miei progetti personali e alle mie sperimentazioni una fotografia commerciale che mi porta a scattare viti, bulloni, cibo, grandi impianti, sport, persone, eventi.\r\nIn questa piccola storia molto riassunta della mia vita, mancano molti episodi, tante persone, tanti periodi e tanti viaggi che sono o banali (ma purtroppo necessari) o molto intimi o insignificanti.\r\nOra è tardi però, devo fare la barba e poi uscire per percorrere tanta strada, per andare ancora una volta incontro ad un nuovo progetto.